#Ciambella 5

La ragazza mi aveva servito la tazzina e se ne stava ferma a guardare me che esaminavo circospetta le fette di torta e i pasticcini. Optai per una ciambella. La fissavo, lì nel suo piattino, tonda, morbida, con un leggero strato di zucchero a velo e fragranza di vaniglia, improvvisamente mi sentivo come fossi stata appena dimessa dalla clinica, fragile, terrorizzata. Si resta strappati dentro anche dopo guariti e quando la vita diventa più cattiva o difficile, ci sarà sempre l’istinto di farsi piccoli, di nuovo sottili, fino a svanire. Solo stanchezza – cercai di rassicurarmi e finalmente intaccai quella forma rotondeggiante, staccandone un pezzetto con le dita e portandolo alla bocca. Nessun altro cliente oltre me, la ragazza, a braccia conserte, si era ulteriormente rimpicciolita e continuava a scrutare i miei movimenti con discrezione. Sapevo che li aveva riconosciuti come suoi, lo stesso timore, rancore e desiderio di pace insieme.
È davvero una grossa ciambella” , scherzai per spezzare il silenzio e l’imbarazzo, “però buona” farfugliai, continuando a masticare. In realtà ero già indecisa sul secondo boccone o se lasciarla lì.