#SaledAttesa (Capitolo 1)

…scale…corridoi..sala prelievi…numeretto…oggi 29…

Sala di attesa, la solita, ormai sono di casa, potrebbero anche qui darmi le chiavi. Deposito il mio zainetto, mi tolgo giubbotto e felpa, cerco taccuino e penna, mi siedo e scrivo.. queste righe…

Aspetto, come sempre, con pazienza il mio turno, sorbendomi le lamentele di furiosi e impazienti pazienti che attendono da ore, dicono loro, di entrare, sebbene abbiano una visita prenotata su appuntamento, con specifico orario. Ci sono abituato, anzi senza di loro non sarebbe la stessa cosa. Come sempre cerco di tenerli a bada, chiacchierandoci assieme, la condivisione del pathos prima dell’ingresso in sala medica fa parte dei miei canovacci più solidi e conformati…

Ne approfitto per liberare un po’ di pensieri, tanti in questi primi venticinque giorni di anno nuovo, sebbene il mio capodanno abbia radici diverse, rispetto al solito e globalizzato San Silvestro che la società consuma in una breve notte.

Mentre scrivo penso ad una strada, la solita, che mi ha riportato in un luogo poco ameno, lì nelle terre a Sud, un palazzetto illusorio, ma tirando le somme, tappa necessaria per il mio cammino verso la liberazione. C’è una ferita da rimarginare, non è quella sulla mia pelle, non è quella che abita mio cuore né, tanto meno, la mia testa. Con pazienza ed abnegazione. Perdiamo di undici, fa nulla: ho agito contro i miei, i nostri interessi, ma il principio di lealtà e correttezza ha prevalso.