#Direttivo 1.5

Non riusciva a sentire la portata storica dell’evento.

Uscì per strada e quasi venne colpita da una pallonata in volto. I bambini giocavano nella polvere come gli altri giorni, il solito viavai di gente allegra, forse solo un po’ più del solito.

Di eccezionale c’era solo il caldo, iniziò a sudare dopo il primo isolato.

Si diresse verso l’hotel Inglaterra. Da quando abitava all’Avana si era disabituata ad internet: troppo scomodo acquistare quelle schede prepagate, ed andare tutte le volte al Parque Central per agganciarsi alla linea.

Però la TV cubana era piatta e noiosa e non l’aiutava a capire gli eventi.

Sedette sotto il porticato dell’hotel, ordinò il solito succo di mango e iniziò a scorrere le notizie sul telefono.

Nulla.

Provò con Twitter.

Non avevano capito nulla.

Fine dell’era Castro“. Questa era la banalità che il mondo aveva saputo dire.

Pagò il conto e salì sul primo macchinone scassato degli anni trenta, per andare alla Playa del Este, e farsi una chiacchierata col tassista.

– Hombre, che succede adesso?

– Nada, Italiana, nada.. Raul si godrà ultimi anni che gli restano, Miguel continuerà l’opera.

– Se la caverà?

– Certo, italiana.. abbiamo fatto la rivoluzione.. ce la caviamo sempre

Forse il momento non era così storico. Avrebbero continuato ad avere università gratuita, sanità per tutti, ad andare al mare, bere rum, fumare sigari e a ballare salsa.

E lei sarebbe rimasta a vivere in quel paradiso.

Hasta la Victoria.