#IlBoia

Karim era nato nelle Camargue, terza generazione.

Il suo primo ricordo d’infanzia erano le botte del padre, ubriacone ed agricoltore.

Il secondo, le urla del maiale, bestia impura, sgozzato da suo zio nella fattoria.

Un’adolescenza ai margini, dentro e fuori per spaccio, si era poi trasferito a Lione per studiare filosofia.

Quindi era partito in Siria, ed aveva cominciato a drogarsi sul serio.

Captagon e hashish mischiati erano una bomba! Lo facevano sentire un supereroe, si era convinto che l’uomo potesse volare, ed era così che gli era venuta l’idea di dare il via al lancio degli omosessuali dai tetti di Raqqa.

Quelli puntualmente si schiantavano.

Tempo dopo arrivò il giorno che cambiò la sua vita.

Durante un saccheggio, in preda alle allucinazione, entrò in una delle poche baracche che i suoi compagni più lucidi avevano scartato.

Una ragazza, giovane e indifesa, sui 15 anni.

La prese con la forza, ma quella gridava, una voce sgradevole.

Tirò fuori il coltello, ricordò il gesto dello zio.

Non aveva mai provato tanto piacere in vita sua.

Divenne il boia di Raqqa.

A Raqqa ce n’era da divertirsi, esecuzioni quasi tutti i giorni: captagon, hashish, sangue e le urla eccitate del pubblico, era meglio del sesso, non avrebbe saputo fermarsi.

Afrin no, era diverso, la macelleria non era ammessa, troppa tensione internazionale.

Così quando seppe che era stato individuato un cecchino, decise che lo avrebbe catturato lui, per avere il diritto di decapitarlo…