#ForzaDiGravità

Cadere. Una di quelle parole che richiamano alla mente un’infinità di citazioni più o meno originali, spesso talmente abusate da scadere nel luogo comune.

Perché, in fondo, tutti i discorsi sul cadere altro non sono, per l’essere umano, che una disperata ricerca di conferma. Conferma che rialzarsi dopo una caduta è possibile. Che cadere non significa essere sbagliato e, a volte, nemmeno avere sbagliato. Che è possibile, nonostante i lividi e le ferite, ripartire e avere una seconda occasione.

In inglese, cadere è “to fall“. Innamorarsi è “to fall in love“: ci si può far male.

Chi cade è pesante, per forza: la forza di gravità, che ci attira inesorabilmente verso il basso, per farci rotolare nella polvere. Per rialzarsi ci vuole, evidentemente, leggerezza. Che non è necessariamente una dote innata: anzi spesso la si acquisisce col tempo, con l’esercizio, con l’esperienza.

Quando cadiamo potremmo non riuscire a rialzarci da soli. Se siamo fortunati, troveremo qualcuno che ci tende la mano. Noi, però, dovremo avere il coraggio di accettare l’aiuto o (impresa ancor più difficile) chiederlo per primi. Anche per ammettere di essere caduti, per non vergognarsene, occorre leggerezza.

Ma forse quando siamo a terra non abbiamo bisogno di qualcuno che si limiti a tenderci la mano, rimanendo in piedi e guardandoci dall’alto in basso. Giudicandoci, magari.

Sarebbe bello, invece, sedersi accanto a chi è caduto. Col culo sulla stessa terra. Per poi rialzarsi, insieme, da lì.