#LaPauraDellaFelicità

Il vento la avvolgeva come un forte abbraccio, i codini si libravano nell’aria, pedalava e rideva mentre la bicicletta restava in equilibrio grazie alle rotelle. La discesa era vicina e sarebbe stata ancora più veloce.

La imboccò alla velocità massima, quando dopo pochi metri la strada scompare e al suo posto sbuca il vuoto. I codini in aria, il panico prende il posto del sorriso e un urlo si libera nell’aria mentre cade nel vuoto.

Valentina si risveglia nel suo letto sudata e scossa.

Era caduta nella sua vita davvero molte volte, non solo dalla bicicletta da piccola, anche da grande. Alcune erano cadute spettacolari.

Come quella volta che in uno dei più eleganti ristoranti torinesi, tacco 12, tubino nero mozzafiato, inciampò, cadendo come un sacco di patate. I tacchi all’epoca non li amava particolarmente.

Ma come accade nella vita, non conta come cadi, ma come ti rialzi a fare la differenza.

Quella volta si rialzò, da sola, vergognandosi un pò ma sorridendo e affermando: “Forse Marylin non si riferiva a questo quando parlava di chi ha inventato i tacchi alti”. Battuta che strappò qualche sorriso.

Ma quel sogno che si ripeteva la angosciava. Non capiva cosa la sua mente le volesse trasmettere. Cadere nel vuoto. Senza appigli, sola, mentre era felice. Ecco, cadere mentre era felice. Si sarebbe risvegliata o avrebbe proseguito la corsa nel vuoto?

Si riaddormentò pensando che non doveva avere paura. Non doveva avere paura di cadere nel vuoto. Non doveva avere paura di essere felice.

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