#MonteKolovrat23ottobre1917

-Svegliati Toni, tra un po’ c’è luce, le mucche stanno chiamando!
La mamma mi tocca la fronte, non la spalla, come fa tutte le mattine. Le mucche chiamano, le sento, hanno le mammelle gonfie e chiedono di svuotarle. Devo anche andare dal maiale a ripulire, c’è puzza anche qui ed è strano, perché in casa lo sterco del maiale non si è mai sentito.
Mama, la testa mi duole come quando il mulo mi scalciò quel giorno che lo abbiamo ferrato. Manda Giuanìn dalle vacche e dal maiale, prima dal maiale, ché la puzza non mi fa respirare.
-Giuanìn è morto, caduto al San Michele che sono più di due anni. Tuo padre ci ha perso la parola. Mi siete rimasti tu, la Giulia, Beppe e l’Annina poareta.
Le mucche chiamano, i vitelli piangono, ma il chiodo rovente che ho in testa mi tiene giù. Ora mi alzerò e troverò Giuanìn seduto insieme ai miei fratelli, e mio padre che ancora sa parlare, che tiene Annina sulle ginocchia, la imbocca e dice diocàn la tosa camminerà prima o poi.
Fate star zitte le mucche, togliete il letame dalla casa, e buttate questa carne che sta marcendo da qualche parte.
-Caporale, perché il soldato non si alza e poltrisce come il giorno del patrono?
-Signor Tenente, ha la febbre alta, delira, dobbiamo lasciarlo in trincea assieme ai feriti, non può fare un passo.
-Certo Caporale, mandiamolo al lido per rimettersi! Ci penso io a questo! Il calcio del fucile, ci vuole!
Stavolta la mamma usa il bastone sul mio petto come non ha mai fatto
-Basta, mama, ecco, ci vado dalle mucche.