#LaNuovaIdea

“Vedi, caro amico, le contingenze mi sono avverse. Tento di perpetrare l’onestà, d’essere retto con me stesso e con il prossimo. Poi mi volgo attorno, e scorgo solo ipocrisia. Lo Stato, la Chiesa, la Famiglia, la Scuola, il Lavoro; tutte le istituzioni senza esclusioni, e tutti quelli invischiati nell’educazione sociale – cui nessuno sfugge, io neppure – regolarmente deviano dalla via tracciata da secoli di tradizioni etiche e morali, lasciateci in eredità dai grandi saggi del passato. Mi sembra di nuotare nell’anarchia: anarchia della ragione, anarchia delle passioni; del pensiero e del sentimento umani. Tutto appare incontrollato, alla deriva, e in quest’oceano io mi perdo senza trovare approdo.”

L’amico lo ascoltava ammutolito.

Quando furono usciti, salutatisi, mossero ognuno per la propria strada. Il nostro vagò senza meta per la città (si era in Grecia, ad Atene), simile a un fantasma. Scese la sera. Come il primo filosofo di cui si abbia memoria, osservava le stelle, e come lui inciampò cadendo in una buca. Una ragazza tracia, passando di lì, lo derise: “Ma come, guardi in cielo e non ti accorgi di cosa c’è a terra?”, e se ne andò. Allora, immantinente, capì.

Corse dietro all’amico e lo trovò che stava cenando, seduto al tavolo di un locale all’aperto, sovente frequentato da entrambi. Concitato, disse lui con parole ardenti: “Tutto è regola! Comprendi? Tutto è regola! … Sono io: sono io l’eccezione!”.

E la sua vita fu capovolta dall’insorgere di questa nuova idea