#IlCecchino(2)

Doveva fare presto.

Con le lacrime ancora agli occhi sistemò le cariche esplosive contro il muro portante, poi si mise di nuovo alla finestra, sperando che nessuno fosse penetrato nel palazzo in quei minuti di necessaria distrazione.

All’inferno non ci sarebbe andato da solo.

Passò tutto il pomeriggio, la sera e si fece notte.

Probabilmente speravano lui non avesse i visori notturni.

Il sonno si faceva sentire, doveva rimanere sveglio.

Vide un uomo scivolare lentamente dal vicolo, lo fulminò.

Anche il secondo.

Nulla più si mosse per un’ora.

Un terzo uomo attraversò la strada di corsa, Salih sparò di nuovo mentre sbucava il quarto che riuscì a colpire sulla spalla, e poi a finire.

Il terzo era passato.

Doveva continuare a stare alla finestra e tenere le orecchie aperte.

Nessuno provava ad attraversare più la strada.

Strinse nervosamente il detonatore.

Non succedeva nulla, non un rumore.

Passò mezzora.

Sentì le scale scricchiolare, e allo stesso tempo vide di nuovo qualcuno attraversava l’incrocio.

Sparò e si getto a terra prima ancora di assicurarsi di aver fatto centro, la porta della sua stanza venne crivellata da colpi di Kalashmikov e crollò.

Premette il detonatore.

Nulla, la carica non esplose.

Il fucile era caduto a due metri da lui.

Gli era rimasta una pistola, ma senza mirino notturno era come disarmato.

Questo la morte non poteva saperlo, seduta la fuori, al buio, decisa a prolungare l’attesa.