#Lucia

Come al solito, Lucia si alzò presto.

La cameriera portò la colazione in camera. Parlarono per un po’ del più e del meno. Lucia voleva bene alle sue cameriere: si prendevano cura di lei in maniera piuttosto affettuosa.

Ogni giorno si sedeva vicino la finestra del suo alloggio da dove poteva osservare la vita scorrere, e lì passava ore e ore. Aveva imparato ad analizzare i comportamenti delle persone che, a quanto pare, erano piuttosto stereotipati e ripetitivi: ripetevano le stesse azioni sempre allo stesso modo e sempre negli stessi orari.

Aveva persino preso appunti e creato schemi su fogli di carta che aveva appeso un po’ ovunque nella stanza. Lucia sapeva che dietro tutto questo c’era una ragione, e lei doveva scoprirlo!

Tra i più interessanti c’era quella ragazza che arrivava al parco di fronte sempre alle 11:30. Si sedeva sulla prima panchina e iniziava a leggere il suo libro per poi andarsene esattamente dopo 40 minuti.

Qualche volta le è addirittura parso che le rivolgesse un timido sorriso.

Sofia, seduta sulla panchina, smise per un attimo di leggere e alzando losguardo la vide di nuovo lì, affacciata alla finestra chiusa, mentre la fissava. Chissà perché, ma in un certo senso provava empatia per quella ragazza vestita di bianco.

A dire il vero le faceva un po’ tenerezza, e pensava a quanto fosse triste vedere una ragazza così giovane che, come un uccellino in gabbia, passava il tempo a guardare fuori dalla finestra della stanzetta dell’ospedale psichiatrico della città.