#LoStupratore

La maggior parte delle persone assumono una configurazione ben precisa, si inscrivono cioè in una categoria, a seconda del ruolo che ricoprono nella società. Monia, ad esempio, aveva già fatto la conoscenza dei portafogli di un pensionato, di un panettiere e di uno spacciatore. Ci sono, però, uomini qualificati non tanto da un lavoro svolto nel tempo della loro vita, quanto piuttosto da una singola azione, di norma molto positiva o molto negativa, che nonostante la sua insorgenza episodica finisce col legarli per sempre ad una definizione. Questa premessa è necessaria in quanto, come ella seppe quasi subito, il nuovo padrone della moneta fu un uomo che, una volta, aveva violentato una donna per strada.

Quella sera, sotto i fumi dell’alcol, avendo egli scorto una ragazza al ritorno da una serata con le amiche, non poté controllare i propri istinti animaleschi, e la seguì sotto al porticato di casa sua, aggredendola dietro a una colonna, nel fragore di una nottata buia e piovosa. Nessuno era presente nei dintorni e nessuno intervenne. Da quel momento, non passava giorno che quest’uomo, se vogliamo, più simile a una bestia, non fosse torturato dai sensi di colpa. Insonne, gli tornavano ogni volta alla memoria i gemiti di disperazione e di dolore della vittima di cui era stato volontario carnefice, e non sapeva liberarsene. Era da quel momento che aveva deciso di iniziare a drogarsi, per fuggire appunto una tale punizione interiore.

Monia, all’udire questa storia, rabbrividiva.