#Domani

Batman correva tra i lavatoi, sfiorando le antenne che vibravano per il vento che soffiava da Ovest. Il volto grondava sudore sotto la maschera di pelle. I guanti raccoglievano la polvere che si posava sui comignoli delle case popolari del quartiere Testaccio.

La piazza era in fermento.

Batman correva, saltando da un tetto all’altro ma le gambe non erano più quelle di due anni fa. Da quando era capitato quel fattaccio, la sua vita era cambiata.

In lontananza il campanile dell’Abbazia di Sant’Anselmo era immobile, per nulla scalfito dal vento da Ovest. Batman puntava la vetta, perché da lì si diceva che era possibile osservare tutta la città.
Una città che gli aveva dato soltanto dispiaceri e una vendetta da compiere.

Con un balzo atterrò sul cornicione del Cremlino in Piazza dell’Emporio, un ultimo sforzo e avrebbe superato la barriera verde che circonda l’Aventino.
Batman osservava l’angolo del campanile dove lanciare il suo artiglio. Dall’alto avrebbe scovato sicuramente il teppista che lo aveva messo a terra.

Un colpo di clacson, un urlo in via del Rubattino.
Le tende opache velavano la vista sul campanile.

Marco, andiamo, il medico ci aspetta
Accidenti” sussurrò Marco, mentre con una leggera pressione della mano girava la sua carrozzina.
Sta maglietta di Batman, dovremmo cambiarla ogni tanto” disse una voce femminile.

Le antenne non vibravano più mentre la piazza si placava, ma il vento da Ovest ancora soffiava. Il campanile era immobile.

Marco ci avrebbe riprovato domani.