#IlTerzoOcchio

Avevo 16 anni e frequentavo l’istituto tecnico per geometri. Ricordo che le lezioni di disegno per me ed i miei compagni diventavano un vero incubo. Infatti la nostra professoressa ogni volta che commettevamo uno sbaglio grafico sul nostro disegno, che abitualmente era una proiezione assonometrica, ci rifilava un due sul registro e poi ci disegnava con la matita rossa un occhio sulla fronte. Lei diceva che quello era l’occhio che ci mancava: Il terzo occhio, quello del punto di vista, che ci avrebbe permesso di individuare la giusta prospettiva. Noi pensavamo che quelle erano farneticazioni di una vecchia pazza. A distanza di anni, ho rivalutato il pensiero della mia professoressa. Non sono diventato né geometra, né architetto, ma quegli insegnamenti mi hanno aiutato ad analizzare con obiettività e positività gli eventi che si sono succeduti nel corso della mia vita. Situazioni che inizialmente si presentavano come eventi negativi – se venivano visti sotto un punto di vista diverso – in prospettiva si trasformavano in eventi positivi. Debbo dire che quell’esperienza scolastica mi ha aiutato molto, soprattutto a risolvere i tanti problemi che si sono presentati nel corso degli anni. A conferma di ciò c’è un esempio che sintetizza esattamente tutto quel che fin qui ho cercato di esprimere. L’esempio in questione è quello del bicchiere riempito a metà d’acqua. Se lo si guarda in un determinato modo lo vediamo mezzo vuoto, ma se spostiamo il punto di vista lo vediamo mezzo pieno.