#LeDimensioniContano

Su, non fare così. Non piangere. So che ora ti sembra difficile. Ma vedrai che presto riuscirai a guardare le cose da un’altra prospettiva. E mi ringrazierai, anche“.

Aveva teso una mano incerta facendo il gesto di accarezzarle i capelli. Un gesto che risultava tutt’altro che tenero. Offensivo, ecco cos’era.

Tra le lacrime, lei non aveva avuto neanche la forza di ritrarsi.

Lui aveva mormorato un “Beh, adesso vado. Buone cose” ed era uscito, chiudendo la porta dietro di sé. Senza neanche un’esitazione. Senza voltarsi.

Pur non essendo molto lucida, avrebbe giurato di avergli sentito emettere un sospiro di sollievo.

Era rimasta immobile mentre udiva i passi di lui allontanarsi giù per le scale: passi sicuri, di chi non tornerà indietro. Scendeva saltellando, senza ripensamenti.

A un tratto aveva realizzato che lui non stava uscendo semplicemente da casa sua, come aveva fatto tante altre volte nell’ultimo anno.

Lui stava proprio uscendo dalla sua vita.

Avrebbe voluto lanciarsi anche lei giù per le scale. Rincorrerlo, spiegargli che era tutto assurdo, che no, non poteva.

Ma, in un barlume di assurda razionalità, si rese conto che, ormai, non avrebbe fatto in tempo a raggiungerlo.

Allora uscì sul balcone.

Quarto piano senza ascensore.

Una vertigine.

Poi lo vide giù, in strada, che si allontanava a passo spedito verso l’incrocio.

Lo vide nelle sue reali proporzioni.

Un uomo piccolo.

Senza coraggio. Senza palle.

E lei, un gigante, rientrò e chiuse la finestra.