#Pericolo

Li sento arrivare. Le luci stanno per spegnersi, il generatore è durato anche troppo. Chissà se ci sono altre persone ancora vive nel quartiere; i morti ormai camminano indisturbati. Se fossi in un film avrei una pistola con me, e invece mi trovo nel reparto surgelati del Carrefour con la luce che va e viene e i cadaveri dei magazzinieri che si stanno risvegliando. Impugno la mannaia trovata sul banco macelleria, chissà se le macchie sono di sangue di uomo o di animale. Passi che si trascinano si stanno avvicinando. Mi alzo in piedi cercando di indovinarne la direzione ma sento solo il cuore che mi rimbomba nelle orecchie. Stringo la mannaia con più forza sperando di riuscire a spaccare un cranio, se necessario.

Dita in cui non c’è più calore mi si stringono sulla spalla: grido, perdendo quasi la presa sull’arma. L’urlo risveglia lo spirito da predatore del morto, che si avventa con la bocca aperta e i denti macchiati di sangue sulla carne ancora viva. Sento il dolore che dal braccio arriva al cervello, subito il furore. Affondo la mannaia sulla tempia del morto, strillando, e continuo a colpire finché non molla la presa e cade giù, stavolta stecchito sul serio.

Silenzio, di nuovo, tranne un gocciolio. È il sangue che esce dalla ferita pulsante, di dolore e di nuovo orrore.

La luce va via. Mi resta il buio, cerco di capire se qualcosa sta cambiando in me, o se sia ancora io. Cerco di capire se, quando il momento giungerà, sarò in grado di piantarmi la mannaia in gola.