#PuliziaRicordi

Come tutti voi, ho ricordi nebulosi delle mie “Prime Esperienze” di ogni tipo, incluse le avventure dell’infanzia.

Certo, ho ancora davanti agli occhi la mia prima Malattia Infettiva (fu la varicella: la scoperta dell’avvenuto contagio avvenne quando notai che le prime formazioni di puntini rossi avevano deciso, di tutte le parti del corpo disponibili, di costellarmi le chiappe) e sono fermamente convinto di ricordarmi con cocente imbarazzo la prima Delusione Pubblica (una partita di calcetto in cui mi presentai carico come un torello salvo scoprire che, data la mia incapacità ad afferrare una palla persino con le mani, ero stato declassato a panchinaro di professione sotto gli occhi dei miei genitori).

La stragrande maggioranza di altri eventi formativi e decisivi nell’iter della crescita di un bambino sano e normale, però, sono stati avvolti da una fitta nebbia e mai più riemersi.

Non ho ricordi di dentini caduti, non ho ricordi del primo giro in bici (forse qualche flash di una caduta di faccia), non ho ricordi di disastri particolarmente spaventosi da me compiuti da far imbestialire i genitori.

Superati i trentacinque anni mi sono fermamente convinto che la mia testa si comporti come l’hard-disk di un PC e che io abbia impostato una “Pulizia Disco” automatica che si sbarazza a mia insaputa di dati immagazzinati e non più ritenuti interessanti.

Se solo scoprissi come riattivare questa Pulizia anche per i ricordi più recenti, potrei fornire a questo racconto un finale lieto.