#Sofia

Sofia camminava in riva al mare e ne sentiva il richiamo seducente, pericoloso, un mondo da scoprire, di cui desiderava far parte. Paura e ragione, invece, le indicavano la via del porto.

Ogni notte ascoltava le onde, il loro mormorare lento o l’infrangersi violento contro la battigia. Una mattina di pioggia e bruma lasciò la sua casa.  Molte voci urlavano per ricondurla indietro: «La tua dimora è in ordine adesso, tutto è sanato, molti anni sono stati necessari affinché tu fossi nuovamente al sicuro. Vorresti rinnegare ogni cosa per il suono delle onde e il colore di quelle acque?».

Dopo non molta strada il mare comparve, indifferente o in attesa, non lo sapeva. Lontana dal rifugio, persa la via del ritorno cancellata dalla foschia, Sofia corse scalza lungo il pontile fino a quando sotto di sé non avvertì più la compattezza del legno ma il vuoto.

Per un lungo momento rimase sospesa in uno spazio immateriale, trattenendo il fiato, cercando con lo sguardo il punto più lontano del mare: «Eccomi», sussurrò.

L’onda verde e azzurra si sollevò improvvisa e smisurata cingendo il suo corpo, avvolgendola in un abbraccio perenne.

La pioggia leggera sbiadiva le pagine di una rivista abbandonata da qualche viaggiatore in attesa dell’imbarco: «Spuma bianca, la risacca, cime abbandonate sulla sabbia e passi di pescatori nella luce a levante. L’amore in un bagliore che lascia senza respiro e ti porta via».