#Intermezzo (IV)

L’aveva udita tante volte dalla sua stessa bocca, giacché tutte le domeniche lo stupratore si recava in una chiesa diversa per confessare, dinanzi al silenzio giudicante del prete di turno, il proprio peccato. Come abbiamo visto, si trattava di un uomo cattivo, e che lo fosse era confermato dal fatto che il suo egoismo non riusciva a fargli pensare ad altro che a se medesimo: a liberare la propria anima dai demoni che l’attanagliavano. Monia immaginava invece che egli avrebbe potuto espiare la sua colpa in modo molto più efficace, e benefico, semplicemente chiedendo scusa alla vittima, o donando lei qualcosa di prezioso, o ancora costituendosi e facendo giustizia. Ma, probabilmente, lui era troppo vile per azioni così nobili e altruiste.

La moneta si rendeva conto, inoltre, che, se anche un inferno non fosse esistito nell’aldilà, la vita terrena di questo miserabile era ciò che poteva maggiormente assomigliargli. Un’idea alquanto curiosa, che non aveva ascoltato pronunciare da alcuno, ma le era sorta di slancio nel petto.

Nessuno dei sacerdoti consultati, comunque, aveva avuto l’ardire di denunciare l’accaduto alle autorità competenti. Alcuni di loro sembrava godessero addirittura del racconto, eccitati forse da quel che non avrebbero potuto mai nemmeno concepire; gli altri restavano chiusi in una sorta di omertà spirituale piuttosto riprovevole. Le uniche loro risposte erano, pare, il pentimento, la preghiera e l’abbandono fiducioso a un Dio fuori dallo spazio e dal tempo.