#AchilleELaTartaruga

Il pelide Achille se ne stava assorto ai piedi di una colonna, nella quiete afosa del pomeriggio, quando una tartaruga che gli si era pian piano avvicinata si rivolse a lui sfidandolo in tal modo:

“Ahi piè veloce – così ti chiamano nevvero? – io scommetto il mio guscio invincibile che, nonostante la tua fama di celerità, non sapresti battermi a duello in una corsa.”

Achille, divertito e sorpreso, rispose:

“Sciocco essere, che fai della tua lentezza un vanto, come potresti, così inabile, vincere me, figlio di una Dèa, in qualsiasi gara? Che tu non abbia a pentirtene perdendo ciò che hai di più caro, la casa in cui ti rifugi ogni notte!”

Ma la tartaruga insistette:

“Credi forse che io non sappia quel che dico? Preparati e non tirarti indietro, o dovrai portare l’onta della tua vigliaccheria.”

E lui:

“Così sia! E per dimostrarti la mia giustizia lascerò a te ben dieci spanne di vantaggio, tanto sono certo della tua pazzia.”

Quindi partirono. Ma ogniqualvolta Achille solcava una distanza in un dato tempo, la tartaruga ne solcava, nello stesso, una più piccola; e quando il primo raggiungeva un punto, la seconda terminava un pur minutissimo tratto, sicché egli finiva sempre col trovarsi dietro all’animale. Non riuscendo a raggiungere l’avversario, l’eroe arrivò secondo al traguardo. E disse:

“Che strana magia è questa, che sortilegio ha impedito alle mie gambe di superarti? Non so capacitarmene!”

Ridendo, senza pronunciar parola, l’animale se ne andò, lentamente, così come era venuto.