#CheDuranoDiPiù

Piano, senza fretta, mi alzo. C’è chi non capisce perché esca dal letto così presto, perché non approfitti per poltrire. Amo le lunghe giornate, assaporate piano, fin dal mattino. Mi alzo, mi verso il caffè, Rosa lo ha lasciato pronto, come sempre, ha già preparato tutto: lei la lentezza non sa cosa sia, è sempre di fretta, sempre indaffarata. Mi siedo e giro piano il cucchiaino nel caffè, contando i giri. Lo zucchero non lo posso più mettere, ordini del dottore, ma è l’abitudine. E quel gesto mi piace, mi mette buon umore. Poi mi vesto, pigramente, ed esco. Senza salutare Rosa, chissà cosa starà facendo, sempre intenta a faticare.

Camminando, mi piace guardare la gente che va di fretta, anche quelli che sbuffano e imprecano, più o meno a bassa voce, perché li intralcio con il mio passo lento da vecchio. Dal fornaio prendo tempo, rifletto, anche se prendo la stessa pagnotta da una vita, scambiamo due chiacchiere, sempre le stesse, un’abitudine, come quella di mescolare il caffè. Poi giro un po’ per il quartiere, prima di rientrare e decidere cosa fare oggi del mio tempo. Lo so che tanti mi compiangono “vecchio e lento, che tristezza, eh ma ci passeremo tutti…

Ma non c’è nulla di triste. Per tutta la vita ho corso: agli ordini di un capo, per stare dietro ai figli, per guadagnarmi il pane…

Ora che ogni giorno è uno in meno che mi resta da vivere, li voglio assaporare tutti, piano piano e col sorriso, facendo quello che mi va. Ma senza fretta, che durano di più.