#Licenziamento

Il licenziamento era nell’aria da tempo. Il giorno in cui il capo glielo comunicò ufficialmente, Federico si sentì sprofondare la terra sotto ai piedi.

“E adesso come faccio? Ho 35 anni, comincia ad essere difficile trovare un nuovo lavoro”.

Non avendo più la copertura monetaria per l’affitto, fu costretto a chiudere il contratto e tornare nella casa di campagna di proprietà.

Le giornate trascorrevano lente, vuote. Non aveva più motivo di alzarsi all’alba e correre per arrivare in ufficio. Non aveva più senso organizzare la giornata per rispettare le scadenze giornaliere dettate dal lavoro. Si sentiva sospeso nel nulla, dove il tempo sembrava essersi fermato.
L’idea di essere disoccupato lo faceva sentire “anormale”. Non ce la faceva più a reggere questa umiliazione, questo senso di inferiorità.

Ora tutto sembrava muoversi con lentezza.

Arrivò la primavera, ma non un nuovo lavoro.

In giardino, sulla vecchia sdraio, si godeva il silenzio tipico della campagna e il caldo sole primaverile. Fissava l’orizzonte sinuoso e verde smeraldo. Rifletteva sul suo essere fallito mentre sorseggiava un cocktail che si era preparato da solo.

Potrei chiedere aiuto a quell’agenzia interinale che ha aperto da poco”.

Si sistemò gli occhiali da sole. Si stiracchiò.

Sì. Chiederò a loro…” pensò con poca convinzione, e aggiunse: “Magari domani. Con calma”.

Nel frattempo il cellulare squillò.
Il mio ex-capo???”, si stupì.

Premette il tasto rosso e tornò a occuparsi dell’abbronzatura.