#RomaMilano

Fabio è seduto di traverso e guarda fuori dal finestrino del Frecciarossa. Il treno sfiora i 300 chilometri orari ed il paesaggio gli scorre davanti rapido e costante.

Indossa una camicia bianca e comoda. Pulita. Il cappello di paglia, i pantaloncini con le tasche, le gambe e gli scarponcini invece sono ancora pieni di terriccio e fango. I denti bianchi risaltano sul viso scottato ed ha gli occhi lucidi, un misto di felicità e stanchezza.

Con il suo braccio tatuato stringe uno zaino grande, consumato ed impolverato. Lo stringe come qualcosa di prezioso da proteggere e consolare. Come una donna a cui concedere la spalla per farle appoggiare la testa.

Milano Roma in treno sono circa tre ore.

Fabio ci ha messo trenta giorni. A piedi. Se l’è presa comoda. Si è regalato un lusso impensabile: metterci il tempo necessario per fare una cosa.

In un mondo che si sveglia in ritardo e va di corsa è un’idea rivoluzionaria, una trasgressione.

Roma Milano: a piedi in trenta giorni.

Guarda fuori e ripensa a quello che gli è capitato. A tutte le persone incontrate. Ai curiosi, ai diffidenti. A chi lo ha scambiato per straniero e a chi lo ha preso per un barbone. A chi gli ha chiesto se cercasse un lavoro e a chi gli ha offerto un pezzo di torta.

Si gira ed osserva i compagni di scompartimento. Non hanno mai alzato lo sguardo dallo smartphone.

Il suo vicino impreca ad alta voce quando lo informano di un ritardo di dieci minuti.

Fabio scuote la testa e sorride felice della propria lentezza.