#Sit-in

Dopotutto non si sta male, qui. Anche se il sole ha scaldato l’asfalto, è un tepore piacevole.

Devo ammettere che, all’inizio, un po’ di fifa l’ho avuta, quando per un istante ho temuto che le macchine non si sarebbero fermate.

Ma ora mi godo lo spettacolo.

Mi sono sdraiata in mezzo alla strada perché ero stufa delle vostre corse insensate, della vostra incoscienza e stupidità. Della vostra totale mancanza di rispetto per i limiti di velocità come per la vita altrui. Dei vostri occhi fissi sui cellulari mentre sfrecciate sulla statale.

Vi osservo tutti i giorni da casa mia, che si affaccia su questa strada. Non sarà un granché come casa, ma almeno c’è tanto verde.

All’inizio anche voi vi siete spaventati. Ho letto il terrore nei vostri occhi, quando siete stati costretti a brusche frenate per evitarmi.

Allo spavento è subentrata in voi una rabbia impotente. Non avete avuto il coraggio di trascinarmi via con la forza, nonostante io fossi lì, indifesa e inerme.

Piano piano, però, la rabbia è scemata. Avete cominciato a parlare tra voi, ormai rassegnati alla perdita di una giornata di lavoro e della vostra preziosa produttività.

Poi ci avete preso gusto. Risate, racconti. Dal bar dietro al distributore sono arrivati thermos di caffè. Sono spuntati un pallone e addirittura una chitarra.

Ora non badate neanche più a me.

Mi alzo senza far rumore.

Sono già lontana quando sento una voce chiedere: “Ma dov’è andata quella c***o di mucca?“.