#UnGiornoAllHabana

Non c’è aria in Plaza de San Francisco, prima tappa improvvisata tra le strade dell’Habana Vieja.

Un omone, con la maglietta da marinaretto e un cappello a visiera logoro, urla:

“Italiani, como stai? Bella Cuba? Yo soy el responsable de esta plaza”.

Esteban, questo il suo nome, mostra una foto dei figli su un cellulare anni 2000. Dopo aver chiesto quale fosse il nostro albergo ci informa che i migliori sigari di Cuba si trovano alla Cooperativa.

Salutiamo l’omone ciarliero, mentre ci dirigiamo verso il convento di San Francisco che si erge a pochi metri dall’Hostal Valencia, dove dicono si mangi la migliore Paella dell’Habana.

Hola, cómo están? Italiani!”

Da un anfratto spunta un signore, sulla quarantina, snello, una maglietta dell’Argentina. Dice di essere il responsabile della vigilanza del nostro Hostal e di chiamarsi José. Anche lui parla della sua famiglia, di Castro, della vita a Cuba che è dura ma felice.

Gli chiediamo di questa Cooperativa dove vendono i sigari speciali a metà prezzo. Dopo l’iniziale resistenza decide di accompagnarci, mentre con il dito ci mostra la cupola de El Capitolio.

“Por ahí!”

Lasciamo il caos di Calle Obispo e ci incamminiamo per un viottolo meno frequentato. Sulla sinistra Josè ci mostra l’entrata della Cooperativa: un antro oscuro dalle mura scrostate e un portico con un lampadario pendente.

Alla sera Esteban e José non torneranno a giocare con i figli, ma su tavolo consunto di una paladar, brinderanno per un’altra giornata portata a casa.