#IlPrete

L’ordine, comunque, sarebbe stato ristabilito ben presto. Lo stupratore soggiornava ora a Milano, avendo sentito, da un tipo, parlare della qualità superiore dello spaccio milanese rispetto a quello romano. In una di quelle chiese un prete raccolse la sua confessione, ma stavolta non passò molto che questi si recò dalla polizia a segnalarne tutti i lugubri dettagli. Monia si era trovata data in elemosina proprio a questa chiesa, stipata in una delle sue cassette, in cambio dell’accensione di una candela a uno dei numerosi santi rappresentati da statuine in legno di mogano. Di lì la prese il sacerdote con sé, non fosse altro che per reinvestirla insieme a tutte le altre nelle spese della funzione religiosa.

Neppure lui ci aveva messo poco a decidersi. Gli sembrava, infatti, di trovarsi di fronte a un bivio etico piuttosto complesso: poteva mai tradire la tradizionale promessa del segreto confessionale, rivelare ad altri, lui che in quel momento rappresentava Dio e il suo giudizio, quel che solo nostro Signore doveva e poteva sapere? Eppure, non aveva anche quella povera sconosciuta, ormai segnata per l’eternità da un trauma certamente insormontabile, il diritto di vedersi risarcita, non solo in un altro mondo, in paradiso, bensì qui, in questa esistenza terrestre, del male innocentemente subito? La scelta fu, per la sua coscienza cristiana, non poco ardua. Nondimeno, la moneta approvò senza riserve quell’azione finale, che le diede, altresì, una netta sensazione di sollievo.