#Gnente

Ero bambino. Non ricordo quanti anni avessi, quindi facciamo sette. In fondo sette è un bel numero, mi è sempre piaciuto. E mi sono anche sempre piaciute le motociclette americane: ogni qualvolta i miei mi portavano alle giostre, che all’inizio di ogni estate arrivavano in quartiere, il giro sul carosello in sella all’Harley Davidson era d’obbligo.

Quella volta però, lì su quel carosello, accadde qualcosa di strano. O meglio, non accadde nulla di per sé, fatto sta che vidi cose… le vidi senza motivo e tutt’oggi non riesco a darmene spiegazione!

La giostra pareva si stesse muovendo a ritmo di Walk of Life diffusa dalle casse, mentre io guardavo divertito al di fuori ed agitavo la manina alla vista dei miei.

A seguito di uno dei giri, mio padre scomparve. Sì, scomparve. Semplicemente non c’era più.

Vista l’aria tranquilla di mia madre che continuava a salutarmi, pensai fosse andato semplicemente da qualche parte a prendere qualcosa. Poi, al secondo strano giro, non c’erano più né lui, né mia madre. Di nuovo il terzo giro, e il paesaggio mi parve un’immensa distesa di cenere sovrastata da un cielo grigio che puzzava di pioggia.

Al quarto giro tutto tornò normale. Scesi stralunato e feci i seguenti forse cento passi stringendo forte la mano di madre:

Oh che c’hai?!

Nemmeno la guardai, troppo occupato a schivare i ciottoli gialli del selciato:

… gnente.