#Intermezzo(V)

Ora, nella cassetta della chiesa, Monia aveva fatto conoscenza con una banconota da 100 euro. Era la prima volta che ne vedeva una: così bella nel suo abito di carta verde sgargiante, maestosa nel portamento e nel valore, che superava di ben cento volte il proprio sul mercato delle valute; aveva tutta l’aria di sapere tante cose, nella nobiltà del suo corso, e di poter rispondere a tutte le domande. Avendo timore di disturbare la sua attenzione, la osservava di lontano, sino a che, infine, non prese coraggio salutandola educatamente, e le chiese:

“Come è finita qui? Chi mai fu così pazzo da privarsi di un bene tanto prezioso?”

Rispose:

“Uno per cui, suppongo, il denaro non è un bene così prezioso come tu dici.”

Replicò la moneta:

“Non capisco. Di fronte alla sua misura io sono come un minuscolo granello in un deserto di sabbia, una goccia nell’oceano. Ma lei è tanto grande! Potrebbe comprare qualsiasi cosa…”

“Nessuno di noi, per quando grande, può comprare ogni cosa. Anzi, molte delle cose più importanti a questo mondo non hanno nemmeno un prezzo. Inoltre, una moneta da un solo euro può valer tanto per colui che è povero, quanto io posso essere nulla per chi si crogiola nella ricchezza.”

Allora, capì che l’essenza del genere di cui facevano parte non si poteva trovare nella materia che le componeva, né nella misura del loro valore stabilito, ma in qualcos’altro di misterioso che ancora non carpiva, e che andava al di là del numero su di esse inciso, grande o piccolo che fosse.