#Bassi

Sarà stato intorno alle nove e mezza circa, o alle dieci? Boh non mi ricordo. Sta di fatto che sono le undici passate, con un preserata che non decolla, e manco st’allucinogeno che ho preso prima sembra aiutarmi a prendere il volo. Son qua col socio, seduti come due indiani sul tappeto di casa di ‘sta tipa che c’ha i genitori a sciare e quindi casa libera, delirio, feste, gente che si imbuca come noi ed io che smanetto con lo stereo in cerca di qualche pezzo house che ci rallegri, quando all’improvviso avverto la musica come se avessi le casse nel cervello. Bum bum bum, poi anche nel petto, BUM BUM BUM, poi tutto il corpo vibra come fossi io stesso la cassa. Ma sono immobile. Giro la testa verso il socio che c’avrò messo un secondo ma mi sembra che ci metto mezz’ora, e lo guardo: mi sento il mento che m’arriva al petto, gli occhi a palla, ogni rumore che proviene dall’esterno viene filtrato da una campana di vetro formata dalle onde sonore che mi esplodono dentro. Lui ha la mia stessa espressione da ebete. Lo fisso, intorno a lui immagini statiche si muovono morbide, poi una scintilla nei nostri occhi, un’illuminazione, e insieme diciamo “Minchia chebbotta!”

Finalmente incomincia la serata.