#Lartedeitanti

Sembrerà strano definire arte il talento di Filippo. Probabilmente nessun critico lo intervisterebbe e nessuno mai presterebbe la sua penna per scrivere una recensione degna di nota o che susciti l’interesse generale.

Eppure la sua è una delle arti più sublimi, forse poco apprezzata, si, ma senza dubbio la più praticata. Maestri e cultori di questa si trovano tra le vie della città sbiadita, sui banchi di un liceo rinomato, tra le file di un esercito e nelle scrivanie di un ministero.

“Un giorno diventerai un buonannulla e ti toccherà vendere quello che non hai per ottenere uno straccio di lavoro!!”

Questo era il vangelo quotidiano che sin da piccolo veniva impartito al povero Filippo dalla madre, povera anche lei. Ma nessuno poteva sapere che questo quotidiano sacramento era la raffinazione dell’oro grezzo per il capolavoro del domani.

Dieci anni in quella casa hanno scremato il suo carattere da ogni impurità, distrutto ogni resistenza e piegato le sue spalle.

Ad oggi, tutte le sere, rientrando a casa, con il collo dolorante e la schiena a pezzi,  il povero Filippo toglie il drappo dalla sua tela e come un Narciso illuminato, mostra al mondo fatto di niente come ha saputo conquistarsi la giornata con l’arte di vendersi ciò che non aveva, o meglio non ha più. La coscienza.