#Penelope

Mi chiamo Penelope e sono una pittrice.

Dipingere è sempre stato per me, fin da bambina, una necessità, più che un passatempo.

Le pennellate sui fogli di carta erano le parole che non riuscivo a dire, le lacrime che non potevo piangere davanti agli altri, i sorrisi che mi nascevano da dentro.

Gli adulti guardavano i miei dipinti ed esclamavano: “Tu da grande diventerai un’artista!“.

Adesso che sono diventata grande, non so se sono anche un’artista.

Mi chiamo Penelope, sono una pittrice e aspetto.

Perché anche l’attesa è un’arte.
Non è da tutti saper dar forma a un’assenza, o a qualcosa che non sai se arriverà.

Non è da tutti trovare nell’attesa l’aria per poter respirare, i colori per dar voce a ciò che ti grida dentro.

Mi chiamo Penelope e aspetto che lui torni, che finisca di mettere ordine nella sua vita,  come mi aveva promesso.

La mia omonima più celebre dava forma alla sua attesa tessendo i fili di una tela, che poi ogni sera disfaceva.

Io, invece, su una tela dipingo. Dipingo il suo viso, il suo sorriso. Sarà una sorpresa per lui, quando tornerà.

Intanto, però, ogni sera metto via il ritratto che ho dipinto durante il giorno, e l’indomani ne inizio uno nuovo.

Ma ogni giorno che passa il ricordo sbiadisce, e i tratti del volto si fanno più sfumati e confusi.

Le pennellate sulla tela sono ciò che dentro di me è rimasto di lui. Sono le lacrime che non riesco più a piangere.

Mi chiamo Penelope e sono un’artista.