#CinCin

Ho sempre preferito il treno all’aereo. Si viaggia gratis, qualche volta magari chiusi nel cesso, ma vabbè, e posso portarmi qualche sostanza illegale senza il rischio di essere fiutato dai cani. In stazione poi ho anche beccato un vecchio caro amico che mi ha mollato un paio di canne per il viaggio. Una la tengo comunque per quando arrivo a Roma, l’idea di incontrarmi con gli editori che pubblicano le mie storie un po’ mi agita, non sono un tipo che socializza subito, e un po’ di droga e alcool disinibitori mi aiuteranno nello sbloccarmi, o al massimo mando a fanculo tutti e mi faccio i cazzi miei.

Il viaggio, a parte qualche corsa da un vagone all’altro per smarcarmi dal controllore, è tranquillo, conosco anche una romana che torna a casa per il weekend e le chiedo se conosce il locale del ritrovo o almeno la zona. Me la meno presentandomi come uno scrittore in erba che deve incontrare i capoccia di una nota casa editrice che vuole pubblicarmi e la cosa sembra fare colpo sulla tettona perché le si illuminano gli occhi. E quando vedi quella luce, caro mio, novanta volte su cento ce l’hai già dentro per metà. Arriviamo a Roma che sarebbe quasi ora dell’aperitivo coi ragazzi. Le dico che mi darò una lavata in qualche fontana e poi andrò all’appuntamento. Impietosita, e anche arrapata secondo me, mi invita da lei per darmi una sistemata, e naturalmente all’aperitivo non ci sono più andato. Chissà se hanno brindato anche per me.