#LaRicercaDellaVerità

Il suo impegno nella ricerca delle verità più alte non veniva mai meno. Nella tradizione millenaria della cultura filosofico-religiosa universale, la Verità è simboleggiata dall’elemento della luce: la luce del Sole che risplende rischiarando tutte le cose, mai offuscata. Ma l’uomo, sosteneva Platone, è in origine prigioniero di una condizione di schiavitù, la schiavitù dell’ignoranza; l’ignoranza di chi non scorge, accecato, l’evidente fulgore del creato. Gli esseri umani, infatti, sorgono come incatenati in una caverna, costretti a osservare soltanto le ombre delle cose che sono, le immagini vacue e apparenti, e non invece le cose che sono nella loro fondamentale essenza veritiera, così come sono in realtà. Scopo dell’esistenza umana è dunque di liberarsi da queste catene, per sottrarsi a tale prigionia: fuggir via, attraverso la strada della conoscenza, dall’oscurità cavernosa propria del vivere comune, per elevarsi a una vita più degna della propria natura, che è una natura divina in contrasto a quella bestiale del volgo. Il Sole è, appunto, il Dio, l’Idea somma del Bene per cui il mondo infero diviene mondo superno, l’inferiore mondano facendosi superiore ultramondano. Solamente allora l’impegno può dirsi concluso. Giacché il sapiente è colui che ha veduto entrambe le condizioni, ed è riuscito, privilegiato, laddove gli altri non sono riusciti: a cogliere, destandosi, il vero che sta dietro al velo di falsità che ricopre la quotidianità del nostro vivere di dormienti.