#Pollo

Avevo un pollo e si chiamava Rollo.

Quando è arrivato a casa non era già un pollo: quando è arrivato era un pulcino e l’abbiamo messo nell’aia. Mamma portava da mangiare, le galline facevano le uova e Rollo piangeva che non ci voleva stare. C’aveva le ali strapazzate ed era giallo luminoso: il pulcino più bello del mondo. Lo guardavo come Papà guarda le partite alla TV e Papà m’ha detto che poteva stare in camera mia. Ho detto , ho detto grazie e ho preparato una culla dentro la scatola delle scarpe.

Rollo quando è arrivato non si chiamava Rollo, si chiamava pulcino e basta. Poi sulla scatola mi sembrava triste scrivere pulcino e basta così ho deciso di aggiungerci Rollo. Rollo perché mentre pensavo al nome lui rotolava sempre. Così l’abbiamo chiamato pulcino Rollo e quando è diventato un pollo l’abbiamo chiamato Rollo il pollo, anche se non rotolava più. Mangiava i calzini, il pane e qualche volta i compiti di matematica: gli piacevano i numeri.

Oggi sono tornato da scuola e Rollo non c’era: è andato a trovare Clotilde, ha detto mamma. Clotilde era la gallina preferita di papà ma era scappata d’inverno: passammo la notte alla finestra a bere il brodo, aspettando Clotilde ma Clotilde non tornò. Devi essere forte – ha detto papà. Papà non ha pianto quando Clotilde è scappata e neppure io piango ora che Rollo è scappato.  La mamma ha preparato il mio pranzo preferito: cotolette e patatine fritte. C’è anche la Coca-Cola. La cotoletta è buona, anche a Rollo sarebbe piaciuta.