#Noia

Niente da fare, bisogna dirlo così, con le parole
che fan torcere di noia le labbra degli adolescenti unifronte.
J. Cortázar

Ascolta, la pietra parla, voleva convincersi.
Si portò l’indice e il medio alla bocca, premendoli sul labbro inferiore per darsi un tono da pensatore. Con gli occhi sbarrati, puntati nel sole, Aria tentò alcune soluzioni per capire com’è che quella pietra le chiedesse di parlare.
Si annoiò così rapidamente di questo gioco, che per un istante meditò di scagliare la pietra più lontano possibile. Ma una pietra non è solo una pietra.
Poi dal pentagramma della noia suonò un tic settimo diminuito, Aria attese la sincope e intonò tac. Le mani si aprirono in levare, e la pietra in battere cadde, piombando nell’erba. Aria la inseguì con lo sguardo. Poi la raccolse. «Non ci lasceremo, perché conosciamo una musica segreta», disse alla pietra.
Ha detto “parlami”?, si chiese dopo un po’. La pietra, però, restò in silenzio. Allora tirò fuori la sua matita e le disegnò la bocca. La pietra, confutando la speranza di Aria, perdurò nel suo ostinato silenzio, come il colpevole che pur di non ammettere la sua colpevolezza tace. E così il colpevole sarebbe stato salvo, e il suo silenzio rivelatore.
Aria, a quel punto, aggrottò le ciglia, contrariata. Pensò che non era giusto, dopo tutto ciò che aveva fatto per tenerla con sé, che la pietra tacesse così indifferentemente. Forse hai detto “lanciami”?, pensò. Sì, concluse. E la scagliò lontana.
Non c’è rimedio contro la solitudine.