#IlDonoFemminile

Conosceva gli uomini a menadito. Sapeva che, del genere maschile, non c’era da fidarsi.

Conosceva il loro dire e fare razionali, il loro orgoglio di bambini e la fierezza adulta, ma sapeva benissimo il dominio che l’istinto del sesso poteva esercitare su di loro, obnubilandone la facoltà di pensiero e l’intelligenza. Perciò, sebbene si frequentassero ormai da mesi, non si era ancora concessa lui nelle sue bellissime grazie nude, nonostante le forti sue insistenze.

Lui era un soldato, un avventuriero e un combattente per cui nulla si presentava stabile, figuriamoci il sentimento d’amore, mutevole di per se stesso, e indomabile e improvviso come la morte. Lei, semplice ragazza di campagna, non voleva che si dessero solamente il corpo, bensì che si scambiassero anche, uno ad uno, i frammenti dell’anima intera.

Tuttavia, un giorno, lui le si presentò sotto la finestra, il cuore in mano, dicendole:

“Sono stanco di combattere. Sono stanco delle mie avventure, della mia vita da soldato: non riempie il vuoto che ho dentro. Ho voglia di fermarmi, starmene qui, immobile, con te sotto un albero a contemplare le colline, e il Sole che vi sorge e tramonta dietro. Nient’altro.”

Allora, quel giorno, lei spalancò la porta della casa, invitandolo ad entrare; decisa aprì a lui e a nessun altro il tesoro delle proprie gambe e, simile a un fiore che sboccia ad accogliere l’ape, nonostante essa desideri suggerne la sostanza del polline, così l’accolse, in passione furente e disinibito godimento.