#NuovaApertura

Era al primo vero appuntamento, lo aveva visto ad un paio di aperitivi. Curato, colto, mani grandi, occhi profondi, voce calda, accento francese. Le era piaciuto il modo in cui riusciva a citare la canzone giusta al momento giusto. C’erano già una colonna sonora e la tensione erotica. Il ristorante si trovava in cima a un colle, troneggiava su una minuscola piazza medievale, l’aria calda di metà luglio era colma di odori diversi e distinguibili. Lavanda, rosmarino, basilico. Tutto era inedito per Rosa. Ma c’era qualcosa in quel locale, qualcosa di familiare. Non il soffitto alto, non il pavimento di cotto, non i tavoli e le sedie in stile coloniale. Ma qualcosa. Si sedettero impacciati, lei fissava rapita la pelle scura di lui tra il collo e la camicia, uno stacco di colore ipnotico. La cena scorse fluida, ancora poco ed avrebbero gustato il dessert, in privatissima sede. “Un attimo in bagno” disse lei. Ma al terzo passo un carta da gioco si insinua sotto il suo tacco 12. Una regina di fiori. Con la coda dell’occhio scorge la sagoma. Avverte la presenza del passato. In un attimo i fiori, le collane, i viaggi, la gravidanza, gli insulti, le botte, l’aborto, il rapimento in quel casale, le ore fredde e il carceriere. Era proprio lui, era proprio li’. Aveva cenato dentro la sua prigione. Freddata dai ricordi ora legge, chiara, riflessa dallo specchio, l’insegna “#NuovaApertura”.