#TuLoSaiComeSiDice?

Reno ha folti capelli bianchi ed una figura magra e slanciata. Non riesci a capire bene quanti anni possa avere, se è più vicino ai cinquanta o ai settanta.

Sai che ha quattro figli e un dono della natura tra le mani. Scolpisce e modella. Marmo, pietra, gesso e argilla. Riesce a creare figure che sembrano vive.

Per campare però fa l’artigiano, marmista per la precisione. Scale, camini, rivestimenti. Ma anche una vita al cimitero a costruire tombe e montare lapidi.

È un burbero, Reno. Un moto instancabile di borbottii, verso i figli che non fanno il lavoro come lui vorrebbe, contro fatture da pagare o richieste di clienti che spesso definisce “tutti matti”.

Oggi però lo vedi sorridere. Anzi ridere. Ha sul viso una espressione furba e divertita mentre scandisce delle parole ad alta voce.

Intorno a lui ci sono tre ragazzi, giovanissimi. Sono arrivati in Italia pochi mesi fa su quella che in televisione chiamano “carretta del mare”.

Li ha portati a casa sua. Come avevano suggerito i più nervosi nelle discussioni al bar.

Una provocazione, certo.

Lui invece l’ha fatto davvero, gli ha aperto le porte della sua attività, del suo vivere quotidiano.

Un misterioso scambio di parole e di gesti.

Di vita.

Si gira, mi guarda, sembra più giovane. Sorride e mi fa: “ma tu lo sai come dice scalpello in congolese?”