#IlFascista

I fuochi rimasero accesi quella notte, come tutte le notti, nelle tende, ma erano fuochi più fievoli del solito, ammantati di profonda tristezza; la tristezza di chi subisce, indifeso, sopruso senza mai reagire. Al sorgere del Sole, la vita sarebbe ricominciata normalmente, nell’anormalità di quella condizione disumana. Ma il picchiatore tornava a casa soddisfatto del suo operato, crogiolandosi nel basso vizio come in una alta virtù. Non scorgeva viltà nei propri gesti, bensì soltanto onore e gloria. Si vantava fieramente di questo come di tutti gli altri episodi di violenza di cui si era reso protagonista, e la sua anima, nera come la camicia che soleva portare, non ne sarebbe stata mondata.

Aveva abbracciato il fascismo come una fede instillatagli dai genitori, e dal padre soprattutto, anch’egli con numerosi pestaggi e atti vandalici alle spalle. Non che avesse mai aperto un libro di storia per analizzare quest’importante periodo della storia italiana in maniera critica, che altrimenti avrebbe visto tutta l’idiozia retorica dell’ideologia idolatra che distrusse quasi l’Italia a suo tempo, tanto da essere resa incostituzionale subito dopo la rifondazione dello Stato, nel dopoguerra. Si sa: la buffoneria personale del capo politico cui ogni fascista fa riferimento, non può che rispecchiarsi e risolversi nella buffoneria di atteggiamenti dei suoi seguaci fin troppo numerosi.

Monia notò che il carattere essenziale di tali loschi figuri era l’essere dispersi come in un deserto.