#LAssassino

Ed ecco, lo stupratore divenne assassino, raggiungendo un altro grado di perdizione, uno dei più alti e irrecuperabili. Stavolta, non perse tempo a confessarsi: dacché il prete l’aveva segnalato alle autorità, non si fidava più dei sacerdoti, e non metteva piede in chiesa. Prese un biglietto per il primo volo disponibile verso la Francia – aveva sempre sognato di visitarla da bambino – e s’imbarcò per fuggire dalla galera che gli spettava per aver ucciso. D’altronde, non aveva legami da mantenere nel nostro paese.

A Parigi scese dal suo aereo non sentendo alcun tormento. Monia lo osservava spaventata: sembrava apatico, il suo sguardo era vuoto, perso nel vuoto; era evidente che non provasse nessun timore della minaccia incombente di cattura e condanna, non sudava né tremava, e non dava confidenza agli esseri umani d’intorno. Continuò così per settimane, dormendo in ostelli senza pagarne l’affitto o adagiandosi sotto i ponti assieme ai barboni. La sua coscienza pareva completamente annichilita, il senso di colpa tacito e spento, forse sopito, forse annullato del tutto. La moneta non capiva come avesse potuto egli ridursi in quello stato disperato.

Finì per suicidarsi gettandosi nella Senna. I senzatetto che assistettero al gesto non poterono far nulla per lui. Ma, prima di tuffarsi, si era tolto i vestiti in una sorta di rito di purificazione e gli abitanti nascosti delle rive del fiume se li erano spartiti. Uno di essi divenne il nuovo padrone della nostra sconsolata amica.