#Ilponte🌉

Mentre fissavo l’acqua che scorreva rabbiosa sotto di me, non riuscivo a pensare a nulla. Dopo mesi spesi a logorarmi su tutto, in quell’istante ero incapace di formulare un ricordo, un’immagine. In testa avevo solo quel conto alla rovescia…3, 2, 1…dovevo solo contare e poi buttarmi. Ce la potevo fare. Poi tutto sarebbe finito. La pietra irregolare del ponte sembrava sgretolarsi sotto le mie dita sudate che si aggrappavano ancora forti. Mi stavo guardando intorno in cerca di un grammo di coraggio in più per lasciare la presa, quando ho visto l’ombra di un individuo, a un centinaio di metri da me, che stava scavalcando il parapetto.

Ehi, tu!” ho gridato.

Quel tizio s’è voltato verso di me e con un forte accento del sud m’ha risposto

Ueee Giuan! Ma si propr’ tu??” .

Non ci potevo credere: Franco, il mio vecchio amico d’infanzia che non vedevo da 20 anni, era là, come me, sullo stesso ponte, pronto a compiere il mio stesso gesto estremo.

Eh, Franco…sono proprio io! Come ci siamo ridotti così?” gli ho chiesto sconsolato.

Siamo diventati tutti e due manutentori di ponti. Non è così male, dai!

In quel momento ho realizzato che l’unico disperato ero io. Ho fissato per qualche secondo le mie scarpe che sembravano sospese nel vuoto e mi sono lasciato trasportare…3, 2,..Poi di colpo Franco m’ha riportato indietro:

Senti Giuan’, che dici…facciamo una pausa e andiamo insieme a piglia’ un caffè al bar?

Ed è così che quel giorno il mio amico, senza saperlo, m’ha salvato la vita.