#IlPostoGiusto

“E mi dica, con che criterio qui da voi vengono scelte le persone?”

“Non c’è un criterio specifico. Semplicemente, se il cliente ci richiede trenta risorse, noi prendiamo le prime trenta che ci capitano sotto mano. Se ce ne chiede di più o di meno, ne prendiamo quante servono.”

“Ma vi sarà pure una selezione tra tutti quelli che si presentano ai colloqui; alcuni risulteranno più adatti e altri meno al lavoro richiesto, o no?”

“Non necessariamente. Tutti sono ugualmente abili e adatti per noi, non facciamo differenze di sorta, e il curriculum vitae non ci interessa, né il carattere. È un principio democratico”

“È un principio aleatorio e non meritocratico, a mio modo di vedere. Infatti, i tipi umani sono diversi – è così per natura – e ognuno possiede le proprie capacità. Vi saranno cose in cui riesce meglio e cose in cui non riesce affatto. Quindi: che senso ha il vostro operare?”

“Ciò che lei non riesce a comprendere è che noi assicuriamo la quantità, non la qualità. Non importa quanto uno sia bravo, quanto lavori bene; l’importante è che lavori tanto e ci porti un alto livello di performance.”

“Personalmente, questo standard non mi interessa. I numeri non hanno significato per me, sono entità astratte e superficiali, se privi della concretezza dei contenuti essenziali. In breve, qui non vi sono idee né sentimenti: non è il posto giusto per dimostrare il mio valore.”

Così se ne andò via, rifiutando la vantaggiosa offerta propostagli dall’altro, in un freddo pomeriggio autunnale.