#Catarsi

Con la mente leggera, rilassata, lucida e immersa nel presente.
Nelle orecchie un mormorio sfocato.
Si spegne tutto e si riaprono gli occhi.

Sono a Roma, 2018, discuto, parlo e rido.
Conosco quei luoghi,
sono stati casa mia ai tempi dell’università.
Sono attratto da quelle persone,
percepisco la fratellanza, la comunità.
Condivido il Pathos mentre cerco il Logos.

Tensione emotiva.
Si contraggono i muscoli dell’addome per trattenere l’ansia,
e mentre un’energia pervade il torace,
tutto intorno a me si cristallizza,
mentre si sblocca l’urlo che si sfoga contro la parete indifferente.

Un formicolio sull’occipite, un brivido felice.
Un sussulto di idea prende vita nell’animo condiviso di quel luogo.
Stavamo vincendo, stavamo facendo la cosa giusta.
Comunità fioriscono, intrecciandosi col tessuto sociale.
Si sciolgono le pretese del sapere,
esplodono le strutture mentali,
mentre le convinzioni si ammorbidiscono.
Avevamo iniziato a costruire.

Asettico, banale, pretestuoso.
Mi sveglio,
sono stanco,
i muscoli indolenziti,
ho 60 anni,
tutto è capovolto,
siamo stati sconfitti.
Mi sento trattenuto,
ma continuo a sentire quel mormorio sfocato nelle orecchie,
mentre il formicolio continua a solleticarmi la testa.
Aspetta!
Ecco la catarsi.
Sono pronto, sto per esplodere