#Lecarpe

Anni e anni di osservazioni, di rimuginii e di esperienze e, proprio ora che credeva di aver finalmente colto la verità sulle donne – quella che quantomeno centrasse la loro natura più schietta e rivelatoria –, proprio ora, in un momento di assenza di osservazione di ruminazione di esperienza (almeno fisica e presente), in un modo che era nel contempo il più antico e il più assurdo – diremmo attraverso un sogno povero di sonno, quasi intemporale – proprio in quel… capì ciò che aveva da sempre saputo ma senza la luce piena dell’intelletto e della coscienza, e cioè che, dopotutto, le donne sono esseri (ma forse dovremmo dire bimbe) assai più brutali e vendicativi di quanto avesse minimamente sospettato; eppure, qualcosa fino a quel momento “fatidico” pure aveva intuito e indovinato – non così, non così! Ora tutto gli appariva più chiaro – ma perché servirsi di una misera approssimazione? – tutto era, questa volta sì, lo era, davvero, limpido e lampante (vedeva addirittura le carpe, distingueva la forma delle squame sotto l’acqua limacciosa); ora poteva leggere il passato nel futuro e il futuro nel passato, simile a un dio schiavo solo della propria rivelazione.

Vento fresco da ovest, luce radente – in quella pozza immaginò il proprio volto irriflesso, primigenio. Gli piacque.                                                    «Stronzette… adorabili… puttanelle.»

In un attimo, una giovane carpa dorata guizzò fuori dall’acqua e poi scomparve.