#Lungomare

La chiamavano il fantasma del lungomare, eppure lo sapevano tutti che esisteva in carne ed ossa. Ma il fatto che riuscisse a comprimere tutta la sua vita tra le quattro mura di una stanza aggiungeva un alone di mistero a quella donna invisibile. Nessuno si accorgeva di lei, tranne che nei giorni di festa, in cui la solitudine si mostrava anche agli altri come un male incurabile.

Persino il nome sembrava non dovesse prendere troppo spazio: Pina, quattro lettere come le mura del cubo che chiamava casa. Aveva lunghi capelli neri sempre intrecciati sulla nuca, e gli anni, passando, aggiungevano striature d’argento. Camicia bianca e gonna grigia, al ginocchio. Quando l’aria si faceva rovente eliminava i collant e accorciava le maniche, quando l’inverno faceva sentire il fresco del cotone aggiungeva un maglioncino scollato a V.

Quando l’estate finiva, e nessuno ospite popolava più il lungomare, Pina passeggiava ore e ore da una sponda all’altra perdendo la vista di fronte al mare. E solo allora riusciva a mettere da parte un po’ d’angoscia, e di rabbia, ché davanti a una distesa così grande siamo tutti soli.