#Pois

Mi alzo con un seno fuori dalla maglietta. Lo sistemo in corridoio, con l’ansia della catastrofe.

“Che succede?”

“Non lo so.”

“Che succede?”

“Non lo so. Quando chiudo gli occhi mi viene un’agitazione…”

“Non respiri bene?”

“No, no, respiro… anche a bocca chiusa. Senti.”

Ansima.

“Va bene. Basta.”

“Non riesco a dormire.”

“Ho capito. Devo rimanere qui?”

“Non lo so.”

Torno a letto. Ho il suo lamento nelle orecchie. Mi apposto nel corridoio per controllare. Ingoio la sconfitta, prendo i miei cuscini. Mi stendo accanto a lui. Lo sento rantolare. Mi prende la mano, gli occhi pieni di acqua giallastra: “Come faccio?”

“Devi stare calmo.”

Si alza per pisciare nel contenitore di plastica che tiene accanto al letto. Gli volto le spalle. Forse riesco a dormire un paio d’ore.

Sogno: sono sul letto, appoggiata su di lui, con la mia schiena sul suo addome.

La sua erezione è del tutto innaturale per un uomo di ottantatre anni. Canta: Una zebra a pois, me l’ha data tempo fa, uno strano marajà, molto amico di papà…una zebra a pois, beh, che c’è? A pois, a pois, a pois…

Mi sveglio rannicchiata sul bordo del letto.
Alle cinque arriva un po’ di luce. Dorme tranquillo.

All’improvviso le mie mani sono a un centimetro dalla sua bocca storta.

Immagino che non rinascerò umana. La prossima volta.

Tra qualche ora mio padre vorrà che lo aiuti a fare la doccia.

L’inquilino del piano di sopra si è svegliato, un cane abbaia. Guardo fuori dalla finestra. A pochi metri da me, un ragazzino piscia fuori dal balcone.