#IlBarbone

Comunque, il nuovo padrone di Monia non fu tale per molto tempo. La prima cosa che fece, infatti, quando scoprì che nei pantaloni del suicida vi era del denaro, fu di recarsi in un negozio di alcolici a comprarne un po’ di scorta, per riscaldarsi le viscere dal clima poco tenero della notte parigina, per cui un mucchio di cartoni e carte di giornale non bastavano.

Il problema era che quella bottiglia di rum costava più di quanto denaro lui avesse trovato, e se ne accorse solo al bancone, sul punto di pagare. Quel che gli venne in mente, allora – non fu cosa razionale, ma il suo cervello era, per così dire, sconnesso da anni di continue sbronze e fatiche di stenti – fu afferrare la bottiglia e scappar via a gambe levate, per evitare di dover riconsegnarla tornandosene a mani vuote.

E poco più in là tra i vicoli della città, quando già credeva d’aver seminato i negozianti partiti al suo inseguimento, fermatosi a terra a riposare il fiato, si sentì abbastanza sicuro da accoccolarsi in un angolo buio a riposare, poiché il cielo imbruniva e quella notte non aveva dormito affatto, visto l’accadimento atipico (e, per chiunque altro, traumatico) cui aveva assistito.

Ma i suoi sogni ricorrenti di casa e di cibo furono interrotti da due poliziotti, che lo presero in manette portandolo in caserma. Il loro volto, a guardarlo, era schifato: egli aveva, infatti, espletato i suoi bisogni negli stessi abiti che indossava, ed emanava un odore nauseabondo a detta anche della nostra moneta.