#Orior

Tom aprì lentamente gli occhi. La vista era annebbiata e i suoni ovattati. Davanti a lui, due persone vestite di bianco e con una

mascherina.

“Benvenuto Tom, sei su Orior, la prima colonia terrestre. Se ti senti confuso e hai giramenti di testa non ti

preoccupare, tra poco passa. D’altronde sei stato ibernato per 120 anni per raggiungerci. La tua astronave è

atterrata ieri. Il viaggio interstellare è andato alla perfezione. Nei prossimi giorni ti mostreremo la tua

nuova abitazione”.

Tom si riprese velocemente. Il giorno dopo, chiese di fare un giro all’esterno.

Il pianeta era verde e

rigoglioso. La colonia sembrava essersi insediata in perfetta sintonia con l’ambiente, e Tom era estasiato.

Quando tornò nella sua abitazione prese il diario di bordo elettronico, dove i suoi amici e parenti terrestri

avevano salvato video di saluti.

Avviò la registrazione di suo fratello, all’epoca venticinquenne:

Ciao Tom! Quindi ci siamo, stai per partire.

So quanto ci tenevi ad andartene da qui, e sono contento che

tu sia riuscito a trovare il denaro necessario per cambiare vita. Io ti ho sempre sostenuto, e lo sai bene.

Spero che ti ambienterai presto e che riuscirai a realizzarti.

Quando vedrai questo video, io sarò già morto… ma sappi che ti penserò tutti i giorni mentre viaggerai.

Sarà come averti sempre qui vicino.

Ti voglio bene…”.

Terminato il videomessaggio, Tom sentì aprirsi un vuoto dentro. Un vuoto tanto grande quanto quello che

lo separava dalla Terra.

Tremò.

La sua iniziale gioia vacillò.