#LaDipendenza

“Non lasciarmi!

Io ti prego, ti scongiuro: non mi abbandonare come un cane su di una strada.

Possibile che tu non senta più nulla? che abbia dimenticato tutto? O credi forse di poter trovare di meglio? che staresti bene da sola o con un altro?

Non mi lasciare, io ti amo, ho bisogno di te; non posso pensarmi senza di te al fianco, non posso pensarti con un altro.

Ho sbagliato in qualcosa? ti ho fatto mancare qualcosa? Migliorerò, cambierò per te!

Io ti ho dato tutto: la mente, il cuore e l’anima. Non puoi abbandonarmi così!

Sei crudele…”

“È proprio questo il punto” – disse lei con contegno – “tu hai bisogno di me, dipendi da me; non sei libero, non basti a te stesso.

Tu mi ami, ma non ti ami. Io non voglio accanto a me uno schiavo, uno che non sia padrone di sé.

Tu desideri servire: con tutta la mente, con il cuore, con l’anima intera lo desideri. Ma io non sono fatta per comandare.

Dovresti lottare per sfuggire alla tirannia dei sentimenti, a questa dittatura delle emozioni incontrollate, e invece tu la legittimi e la avalli.

La tua ragione è spenta. La passione ha preso il sopravvento. Guardati ora: sembri un invasato e un folle. Puoi mai comprendere, invece, la quiete della normalità, la pace che porta?

Sei un fuoco che brucia, una fiamma sempre accesa. Io sono l’acqua che cadendovi sopra la spegne. Capisci la differenza che passa tra te e me?

Così se ne andò fredda, con una lacrima di compassione. Lui restò lì, ad accalorarsi nel proprio dolore privo di discernimento, privo di senno.