#LaDipendenza (IV)

La striscia di cocaina salì celere dal naso al cervello, e senza rendersene conto la mente fu perduta per sempre. I neuroni e le sinapsi vennero intaccati da quella sostanza tanto pericolosa da esser solitamente definita droga “pesante”, di contro a droghe più leggere come la marijuana. La sensazione di piacere, dovuta all’esplosione estatica quasi immediata, è qualcosa di molto più forte e non paragonabile ad altri godimenti psichici; così nessuno, dopo le prime sniffate, riesce a smettere di continuare a provarla, assumendone dosi sempre maggiori via via che il fisico vi si abitua.

Subito dopo Marco era euforico, affettivamente labile, iperattivo e incredibilmente sveglio, perciò iniziò a soffrire d’insonnia.

Dario era divenuto triste, malinconico, quasi apatico, aveva difficoltà a concentrarsi e a mantenere viva l’attenzione lungo l’arco della giornata.

Marta aveva sviluppato tendenze paranoidi, era estremamente sospettosa con chiunque e viveva spesso vere e proprie allucinazioni sensoriali.

Elisa era, invece, chiaramente schizofrenica: udiva sovente delle voci, si sentiva disorientata e non possedeva più il controllo dei propri impulsi.

Tutti quanti convivevano con stati d’ansia e di tachicardia, come fossero perennemente in allarme.

Al di là degli effetti più o meno gravi e malgrado la loro personale resistenza (nessuno di loro cadde mai in overdose) essi avevano scelto la morte, giacché la loro esistenza da allora non fu altro se non un lento morire della loro propria anima.