#ILumi

I sanpietrini ricoprono la strada, le luci gialle illuminano le pareti piene di graffiti. Poi una serie di bar, pizzerie, ristoranti, piccole botteghe, negozietti di cianfrusaglie usate.
Le vie si incrociano concentriche, frenetiche, a formare un labirinto perfetto. È un posto denso, denso di agitazione, fumo e spiritualità. Ci si può perdere da fermi. Basta il giusto miscuglio di luci ed un po’ di immaginazione per trovarsi chiuso in un bagno a fissare gli adesivi attaccati sul muro.
Avevo incontrato lì altri come me. Anime inquiete in cerca di Dio. E come me andavano a tentoni, tastando le superfici dello spirito. Sempre accompagnati da quei sanpietrini ruvidi che tracciano il sentiero.
I quartieri hanno vita e carattere.
Gli odori del mercato si mescolano agli aromi del ristorante indiano in fondo alla strada. E culture diverse si mescolano senza porsi alcun problema.
Un crocevia in perenne mutazione.
Più si va verso il centro e più ci si ritrova vicini alla periferia del mondo. Gente ai tavolini. Bambini intenti a rincorrere un pallone. E sentirsi mondo, risucchiati in un vortice di rumore, terra e umanità.

Sapete com’è, ogni storia ha la sua trama, un percorso ed una linearità scandita da momenti morti, da noia ed eccitazione. La mia storia è come tutte le altre. Uguale.
Ci sono i refusi, le contraddizioni, un infinità di conflitti.
Ma ogni mattina la storia riparte uguale. Banale.
Alla ricerca dell’io.
E alla fine vaneggio tra pensiero e pensiero senza alcun ordine.
Una poesia incentrata sul caos.
Quando in effetti non sarà mai caos ma piuttosto un ordine violento e organizzato affinché la linea dei miei pensieri mi riporti nuovamente alla banalità del vivere.

La poesia esiste ed è innata.
È un esercizio di verità, in un mondo reale, in cui l’incessante ricerca strappa dallo stomaco veli amari di ingenuità.
E qui, in questo luogo speciale composto di parole e immaginazione mi trovo a mio agio.

Certo, mi immaginavo una vita incentrata su me stesso.
Non sapevo come tutto evolve e accelera da un momento all’altro.
Una rincorsa, un fare repentino, una capriola.
Non potevo immaginare l’ansia, l’angoscia, la gioia, la felicità immensa che questo mondo genera.
In cui i vecchi sogni si scontrano con nuove realtà, e quelle regole ferree implodono senza fare resistenza, senza fare rumore.

E se per raggiungere alcuni sogni, bisognasse sacrificare la parte più bella di te, ne varrebbe la pena?

Perché i sogni sono una questione di conflitto.
Perché tutto è una questione di conflitto,
di idee contrapposte e contraddizioni.
Brucia lo stomaco perché il corpo non regge tutta quell’energia,
eppure esiste ed è anarchica,
e si esprime in tutte le direzioni.

Ne abbiamo fatta di strada,
ma l’animo non si doma,
resta attento e spinge per riportare quel caos sulla piazza.

Mite, pacato, sovversivo, banale.